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 Game over

fine partita

 

che dirvi sembrava il giorno di sempre e invece no. Certo Bert men, sembrava essere eccitata, come sempre. Sì eccitata e sicuramente stava pensando come avrebbe fatto a dare senso a ciò. Era seduta dietro il bancone del locale su una poltrona che quasi la nascondeva del tutto, si vedevano al di là, soltanto la fronte dalla pelle chiara e i capelli rossi e, si sentiva un tacchettio strano. Strano perché se andaste ora di là del banco vedreste che si sta accarezzando il sesso con un fallo artificiale che funziona sia da pila elettrica che da vibratore. Quel ticchettio che si ascolta è il magnete che è al suo interno che attraversando un elettrodo ricarica, quasi eternamente possiamo dire, di energia sia la torcia sia il vibratore. Che dirvi la prima volta che l'ò combinata e vista lì sulla poltrona dietro il bancone con quell'aggeggio che si stava accarezzando – mi è venuta in mente la parola vulva e già la descrizione del suo significato mi à fatto venir voglia di lei. Vulva, complesso degli organi genitali esterni femminili. È formata dal monte di Venere; dalle grandi e piccole labbra; dallo spazio interlabiale, che comprende il vestibolo della vagina, l'orifizio uretrale esterno, l'ostio vaginale e l'imene; dal clitoride e bulbi del vestibolo; dalle ghiandole uretrali e dalle ghiandole di Bartolino. E già Bert non è meglio la bocca di qualcuno che ti bacia e t'accarezza e che sa della bellezza della tua vulva, invece di un eterno vibratore con luce notturna? No! Mi risponde in modo secco. Che peccato quante donne, femmine … avrei potuto. Sempre il mio dizionario, così descrive il pene – o verga, organo copulatore dell'uomo che nel coito à la funzione di portare lo sperma nella profondità delle vie genitali femminili e di favorirne così la fecondazione. Questo e quanto.

A un tavolo con tre sedie, anzi quattro è seduto qualcuno che non conosco, à l'aria asiatica, il suo aspetto potrebbe dirci che è un cinese, di fatti sta leggendo qualcosa qui in un'altra parte del mondo che non è la Cina. Sbirciamo sulla pagina che sta leggendo ora -

 

Estrapolare in questo sospeso suono, lontano da un forse che non richiama che la scorsa sentenza di un percorso troppo ignaro e funesto, ma soltanto in questo ci si appresta. Funesto o per questo tutt’altro che questo me, non di meno sembra certo come una trappola che non indugia che stordisce per eccesso di chiarezza. Se il mondo che parla pronuncia, dove le parole troppo dicono ma non per questo se il sognare è del sognare il vedere dormendo è altro che non il sognare. E se di un gesto o una visione si tratta, è soltanto la fantasia vissuta dalle parole che ne richiama il tempo. Eppure si cambiano le cose. Se il sonno mi dice in questo modo, se non vedo più la notte eppur tutto in questa notte stellata è immerso, come se non ci fosse null’altro che questo in questo universo, dove forse mi agito, o sono tranquillo e immobile come dormo, mentre in questo flusso di parole mi tiene sveglio. Dove sto dormendo in questo momento, e questo momento è lo stesso di ieri sera? Eppure non vedo nessuno con me, non vedo più né l’auto, né la tenda, né lei ch’era con me, sto camminando nel deserto nella notte e attorno a me non ci sono che le sue ombre, fin nella stella più lontana dell’orizzonte che come un sole troppo lontano sorge nella notte per un’alba notturna del mattino. Per il resto l’aria è fitta nei polmoni e tagliente all’occhio, e il gesto lontano di quella stella mi mostra un mare solitario e notturno, un riflesso sull’acqua dove la luce notturna della luna non t’appresta a chiarirti. Non so se sono fermo per timore, o solo per un’incertezza. Credo che se immaginassi saprei come per un’instante medesimo all’atto di camminare e non saprei quando il deserto si tramuta in acqua, tanto che il mare che vedo davanti a me non mostra una riva. Eppure questa immaginazione dove non si può immaginare, non svela chiaramente dove io sia. Questa immaginazione più simile ad un’immagine dentro un’altra immagine non mostra la percezione del presente che vivo, l’assoluta nitidezza del pericolo che incombe e che una strana quanto palese, ma lo stesso misteriosa coscienza fa sì che essa sia rivelazione di calma ed equilibrio estremo in un abbandono dentro cui tutti gli eventi sono dominati, sin nei più terrificanti momenti e dove la stessa paura sta nell’attimo estremo della sua scomparsa, dove nulla può rendere certo l’accadere se non l’estrema forza di quel che accade, sia esso sovraumano, quanto l’umano non disumano che riesce a sopravvivergli, quanto in quel momento a vivere in un istante senza più immagini, né rappresentazioni, ma la pura visione del tempo oltre la stessa visibilità della conoscenza. E da quell’acqua calma uno strano essere vi è sorto, immenso come tutto il mare, ma visibile con il solo occhio umano e un suono profondo incombeva su ogni attimo di quella vista, poi pur vedendolo questo immenso essere appare invisibile e sul mare sono apparsi degli uomini che fermi stanno all’in piedi sull’acqua e la loro visione fa si che la percezione che se ne ha è di un immenso movimento che avanzava a riempire l’intera percezione di tutto lo spazio, seppur immobili la vista di questi uomini dà all’intero apparire questa visione di incombenza, tanto che la vista di quell’essere sorto dal mare ne sembra ridotta e meno pericolosa. Poi all’improvviso il suono profondo di quell’essere avanza sulla vista fino a far temere che essa non possa più contenerne la visione, che rompe il suo limite e una sensazione di fine incombente viene attraversata e ci si scopre ancora vivi, poi un’altra volta quel suono e ancora quella sensazione, e così e così. Quel mondo sorto dalle profondità invade tutto e attraversa tutto ed ora son vivo seppur immerso in tutto questo, non vivo per vedere ciò, ma ancora vivo in tutto ciò. Quel suono è solo, ma il più potente che ci sia e seppur si sentono miliardi e miliardi di voci che comunicano tra loro esse son diventate fasulle, perché quel solo suono del potere soggioga la volontà con la distruzione della vita, quel suono senza più udito che non sa farsi ascoltare da chi lo pronuncia toglie l’azione alla vita, né obnubila il significato in una sicurezza che ne riempie la vista e che dà da vedere la menzogna per verità l’uccisione per la vita, l’odio per l’amore. Quell’essere sorto dal mare di quella notte scruta interrogativo il mondo, chiedendosi, cosa sia quel suono profondo che scaturisce da se stesso, e senza consapevolezza si interroga se il mondo sia quel che vede, se lo sia diventato. Poi emette dalle immense fauci della sua bocca un suono così violento, tra la disperazione e la rabbia come se quel che è accaduto fosse accaduto perché nessuno si è opposto al suo volere, come se la soddisfazione del suo potere fosse la sua stessa condanna che non sa superare oltre la vista di quel che vede e in essa è rimasto prigioniero. Con tutta la violenza del suo corpo s’immerge nel mare, che s’innalza in immense onde che mi precipitano addosso e che mi tolgono per un istante tutta la vista e la coscienza del sapere, ma il mio respiro continua senza che sembra più esserci, poi il buio e in un istante la notte e il deserto.

 

E su questa scena su tutto il locale il suono di un flipper, il rimbalzo della pallina e un giocatore che s'entusiasma a ogni scrosciare elettronico dei punti.

Bert è sempre più eccitata e tra un po' la sentiremo gemere piano mentre gode – ma qualcosa d'improvviso sopraggiunge – già che pensate, clienti soltanto clienti. Clienti a un tavolo e clienti seduti a un tavolo. Bert deve interrompersi, ma è ormai prossima all'orgasmo e, proprio nei movimenti per servire i clienti sente il suo piacere il suo orgasmo, mentre porta il vassoio dal banco fino al tavolo e, serve quei clienti con un gran bel sorriso di piacere. Il flipper suona sempre più forte. Sono rimasti nel locale solo i clienti seduti al tavolo che stanno pagando Bert, e, dopo ora si avviano verso l'uscita – mentre escono il flipper va in over e incomincia a scaricare punti su punti, punti su punti e suona, suona sempre più forte – chissà forse sta per battere il suo record, ma c'è qualcosa di strano e all'improvviso tutto piomba nel buio, il locale la strada, l'intera città. Sembrerà strano ma Bert sente ancora il suo odore e come se vedesse perfettamente nonostante quel bui quasi totale, raggiunge il vibratore accende la torcia, la luce a led rischiara, Bert, indirizza la luce verso il flipper, verso l'uomo seduto a leggere, poi con quella luce si dirige fuori dal locale, si vedono le luci delle automobili, poi prima una poi un'altra e un'altra auto si fermano, si spegne il motore come non avessero più benzina, i conducenti scendono dalle auto, si guardano e sembra non sappiano cosa fare. Bert rientra nel locale e proprio in quell'istante il flipper emana un suono fortissimo e si accende la scritta di fine partita Game Over.

 

 

 

 

 

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