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 Baccalò

 

Che dirvi esattamente e come farvi capire la mia storia e la storia di parte del mio popolo, che è racchiusa tutta nella mia come unico rimasto, ben presto, al mondo del mio popolo.

Io e il mio popolo eravamo poco più di trenta, ma forse voi ne potete ricordare quattro o cinque. Pochi di voi ricorderanno un film di alcuni anni fa, dove si vedevano dei cannibali in carne e ossa mentre facevano i loro pasti. Questo film era fatto da scene reali come queste, e altre di finzioni. Bene nella finzione si vedevano quattro uomini che inseguivano una donna – tutti nudi naturalmente anche la donna, che posso dire, era molto bella. Quando fu, presa, il film fece vedere la scena seguente, dove essa era stata svuotata di quello che aveva dentro, e vi erano state messe delle pietre roventi per cuocerla. Pensate, tra quei quattro che, la mangiavano vi ero anch’io e posso dire che quella donna era molto buona. Queste scorpacciate non soltanto ci servivano per nutrirci, ma anche per acquisire la forza e l’anima di chi si mangiava. E questa era la prima scelta che si faceva per scegliere chi mangiarsi. Questo concetto prese presto piede nel nostro popolo e ogni tanto qualcuno veniva mangiato da qualcun altro e, quando capitava un’anima indigesta non avevano certo il bicarbonato. Dopo un po’ capimmo che dovevamo anche trasmettere le nostre anime senza bisogno sempre di essere mangiati e, così da questo concetto nacque l’era agricola. Vedemmo che dopo che avevamo mangiato qualcuno, pur avendone presa l’anima, quando andavamo di corpo, qualcosa poteva tornare nel mondo, trasformato con parte di noi. Così tutto quello che di vegetale, concimato con la cacca che produceva il nostro corpo, andava a nutrire qualcuno o qualcuna che prendeva parte della nostra anima dentro di sé, cosa che poteva dare alla sua anima quando fosse stata presa mangiandone il corpo, più proprietà, a chi lo aveva in fondo nutrito con la sostanza di una terra arricchita da una siffatta cacca. E così, mangia oggi, si mangerà domani, io fui l’ultimo a mangiarsi il penultimo del mio popolo, e così, io rimasi per ultimo del mio popolo. Ora tutte le anime del mio popolo sono in me. Forse incominciate a riconoscermi anche se mi osservate siffatto. Finito il mio popolo, o meglio con tutto il mio popolo in me. Andai, verso il mondo degli uomini che mangiavano gli animali e che non sapevano realmente cosa significasse la scelta di essere vegetariani per poi poter avere un’anima migliore, come avevo fatto io nell’era agricola del mio popolo. Al più mi sembrava che fossero vegetariani per non mangiarsi l’anima né degli animali né degli uomini e delle donne buone. Così ora ò dovuto diventare vegetariano in tal modo perché tra questa gente non si possono mangiare gli uomini, neanche le donne. E, non avrei io, potuto certo cercare l’anima degli animali. Mi accontento insomma di qualche anima resa vegetale da qualche cacata anonima. Mi accontentavo perché certo come ora mi vedete, non riuscite a capire come sia possibile.

Allora decisi di imbarcarmi sulla nave di un capitano, matto, che era ossessionato dall’anima di una balena che aveva mangiato più di mille uomini: La Balena Bianca, che il capitano della nave, un certo Acab, diceva essere maledetta e aveva più forza di tutti i diavoli della terra. Stemmo in mare, molto, tanto, prima che potemmo avvistarla e iniziassimo la lotta con lei. O meglio il capitano Acab più di ogni altro. Fu una lotta dura e spietata, finche la nave non fu distrutta ed io finii mangiato dalla balena mentre il capitano Acab rimase arpionato al suo corpo mangiato dai parassiti. Fui trascinato per molti anni dentro il corpo di questa balena e sinceramente non mi sentii mai di essere cacato da essa. Poi un giorno la balena bianca morì, voi vi chiedete come fu e in che modo, semplicemente di morte naturale, possiamo dire vecchiaia. E, io finii in mare e tra i pesci, e, mi trovai in diversi di loro, tra quelli che vanno a finire in stoccafisso e quelli in baccalà. E ora che sono appeso e mi vedete, conoscete la mia storia, sapete che non sono soltanto un baccalò come mi chiama il pescatore che m’à pescato e che stasera se non mi venderà finirà per mangiarmi e magari qualche pezzo di me sarà per il suo gatto.

Che volete, lettori, chissà se un giorno se, c’incontriamo mi riconoscerete.  

 

 

 

 

 

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