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 La tenda

 

Lui, un tipo un po’ allampanato. Lei che à fatto del tutto nella vita per apparire più chiara – dico nell’aspetto fisico, tingendosi i capelli e curando il tutto come se quell’aspetto fosse quello suo – in realtà è ben visibile a me e, credo anche a voi che nella sua prorombenza, quasi nascosta anch’essa dietro la sua professione di professoressa, che nuda, forse proprio come se la immaginano i suoi alunni. Ci sia una peluria lì sul sesso folto come poche e di un colore che è uno spiccato nero profondo. Ecco e lui mi dice che sono allampanato, e già perché non faccio altro che rompere con il fatto che dico sempre che bisogna essere bravi, che bisogna studiare se ci si vuol fare una posizione sociale solida e, che le cose migliori che il mondo ci offre sono le migliori che abbiamo in quel momento. Bisogna saper cogliere questo momento, sennò si fa presto a passare gli anni. Due o tre che se ne vanno durante il periodo degli studi e, può darsi che così si è perso tutto quello che di utile e importante poteva esserci nella vita.

E proprio per questo che lui e lei un bel giorno nel mezzo di un pomeriggio che scemava verso sera, si trovarono davanti alla tenda del soggiorno e sembrò che in quel momento scoppiasse l’epocale problema del tempo. Quello che fa della crisi più alta della storia, il dilemma più importante, ovvero: siamo ormai tutti rappresentanti per l’appunto sociali e non ci sono più autori? Sembra che si competa per l’appunto per essere sempre i primi per riuscire a rappresentare quello che il mondo ci dice migliore e utile e, così dichiarare che anche noi siamo migliori di qualcun altro e per questo più utili. Sembra che per questo la cultura sia più razzista di una razza. E mentre lui alto dirigente d’impresa discute con lei sapiente professoressa d’italiano, l’unica cosa di cui sanno parlare è quella tenda, proprio come se quella tenda fosse l’unico modo per dimostrarsi cosa rappresentano l’un l’altra.

Incominciò lui con il dirgli: “Guarda come svolazza quella tenda appena si apre un po’ la finestra, per non dire poi delle impronte delle dita che inevitabilmente vi rimangono sopra ogni qual volta qualcuno la apre per passarci e andare sul balcone.” Lei con un atteggiamento tra il voglioso, non so se mi lascio intendere, e l’indispettita gli risponde. Chi sarebbe qualcuno perché non sei più chiaro invece di osannare sempre un comportamento astratto, che non si sa bene di chi; e che finisce sempre per dire a chi l’ascolta guarda che sei tu che dovresti fare qualcosa perché non accada. Poi c’è anche il fatto che è una vita che questa discussione finisce sempre con la pretesa, come dici tu, che sarebbe meglio ricomprarle queste benedette tende, invece di discutere ogni volta dello stesso argomento. Che vuoi dire che faccio il furbo e non m’intendo di ciò e, che forse non voglio intendere? E che ne so fatto sta che sempre di questo stai a parlare e non ti decidi mai ad andarle a comprare. Bene anche di questo vuoi accusarmi. Come se in fondo non sei sempre stata tu a dire che bisogna pensarci bene quando si decidono le cose e poi guarda caso, non si sa mai chi le deve spiccare queste tende, quando bisogna pulirle. Il caso vorrai dire poiché sono stata sempre io a dirti che erano sporche e se tu fossi stato più perspicace, avresti capito che sarebbe stato gentile, che tu lo facessi. Certo così poi mi avresti rimproverato, magari dicendomi, che le tende erano pulite e non c’era bisogno di toglierle. Non credo dato che ero stata proprio io a dirti che erano sporche.

Insomma – disse lui – ci sono cose che vanno dette chiaramente. Non con allusioni e sotterfugi. E allora oggi una volta per tutte mia Cara, usciamo e andiamo a comprare queste tende – guarda proprio stamattina ò vista la pubblicità di un negozio che invita a comprare delle tende nuove con l’opportunità che la metà della stoffa la offrono loro. E certo ché non facevano prima a farcele pagare la metà. Senti vedi che già incominci, andiamo e vediamo, nessuno ci obbliga.

Ora l’inevitabile incontro con le nuove tende non può che dare adito a una nuova discussione ovviamente sull’opportunità di una tinta invece di un’altra e sopra a ogni cosa sul colore; discussione che si è protratta per almeno trequarti d’ora, fino al fatidico momento della decisione di quale tenda acquistare, di pagare e portarsele a casa. Se non per un improvviso intendimento di lui, proprio lui incomincia a dire quando sta per pagare le tende, alla venditrice, che le aveva detto quando fosse bello il pensiero che aveva avuto di comprare quelle alla signora che le aveva così gradite e scelte: “Senta, facciamo una cosa, invece di cambiare le tende né compriamo una da mettere in un’altra finestra.” E rivolto alle due donne dice: E allora facciamo così, mia moglie si prende l’altra metà della tenda in due parti che abbiamo comprato, per l’appunto metà della stoffa intesa per gratis e, quest’altra metà, gentile signora rivolto alla venditrice, la regalo a lei in modo gratuito come quella che ò donato a mia moglie. La moglie lo guarda stupita ed esclama: Non è possibile come fai? E lui con la massima calma risponde, ma certo non vedi che è la cosa più utile e migliore da fare. Detto ciò salutò la rivenditrice prese la moglie sotto braccio e insieme uscirono dal negozio. La moglie lo guarda ancora e gli chiede ma come ài fatto? Lo so, lo so, non è sempre facile fare la cosa giusta, però di la verità sei felice della sorpresa che ti ò fatto.

 

 

 

 

 

 

 

   



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