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 Una strana fantasia

Se vi dicessi chi sono e da dove vi parlo, non lo immaginereste, eppure non mi resta altro da fare. Vi parlo da dentro l’ascensore di un grattacielo, e sono per l’appunto il suo inquilino. Ò perso il tempo per dire esattamente da quando sono qui. Passo il tempo andando su e giù con l’ascensore, ogni tanto mi fermo in qualche piano e vi resto per un po’, spesso nei giorni festivi nei piani aziendali che sono disabitati, o sennò nei luoghi pubblici dei piani di questo grattacielo. Del resto faccio la vita che confeziona ognuno degli abitanti di questo posto e ognuno di loro mi crede uno di essi. Se questo fosse un film, ora dovrei parlare delle avventure che dovrebbero essere insolite e avvengono in questo grattabile, o nell’ascensore un cui abito. Di fatti credo che abbiate compreso che questo non è un film ed è inutile che vi parli di cose che non accadono, questa è la realtà più di quanto voi riuscite a immaginare, quindi non m’inventerò avventure didascaliche e piene di strana trama, perché questa è una fantasia del reale. E allora è bene che parliamo dei fatti, prima che potrebbero essere interrotti come in un sogno, da un momento all’altro.

Io viaggio in quest’ascensore e non riesco, sono impossibilitato, non posso, sembra, cambiare questa situazione. Come sono finito in questa situazione è già questo un mistero, la stessa formulazione di questa domanda è un mistero; chi è che può formulare questa domanda? E allora vi parlo di cos’è questo grattacielo e la prima domanda che mi pongo è: questo grattacielo per me è nel mondo o è il mondo? Non sono libero, indubbiamente non posso sostenere di esserlo, non mi risulta che possa uscirne! E allora rifletto si è liberi perché c’è una libertà ancora più grande o la libertà semplicemente si espande, io dico che la libertà è in sé. Pertanto io che non sono libero, in questo posto sono in una condizione, che posso definire una condizione del mondo e il grattacielo è il mondo. In cima negli ultimi piani c’è chi lo possiede, voglio dire possiede tutti i piani del grattacielo. Questa è la logica del possesso, se si possiede tutto, si determina la sapienza del bene e del male, possederla vuol dire essere proprietari del mondo e, con ciò, con il possesso determinare la coscienza e la gerarchia del mondo. In questo modo non è poi molto complicata la logica economica che va dal piano più basso del grattacielo fino a quello più in alto, essa cresce di piano in piano. Di piano in piano si è costruito il suo possesso, il possesso del mondo delle cose delle scelte. Bene in questo mondo fatto ci sono io che non appartengo a nessun posto, né dei piani e neanche al mondo del grattacielo, ò quest’ascensore e ci vivo dentro. Se il mondo finisce qui ed io non posso essere libero, che cosa può accedere al mondo, o questo mondo che si genera in modo tutto artificiale, dove i comportamenti di chi ci vive non possono essere che questi; l’aria non si rinnova, l’energia che manda in su e giù l’ascensore è nel potere stesso dell’ultimo piano, e allora io che ci faccio qui dentro con questa luce sempre artificiale? Faccio qualcosa di diverso dalla stessa condizione del grattacielo? Credo che ora così subitamente dobbiamo andare da un’altra parte, questa: “Era di fronte a un vetro, da cui non traspariva nulla, di là di esso non si vedeva niente.” Non sono mai stato in questa parte del grattacielo, sembra un posto fuori da tutti i meccanismi indotti che si riproducono nel grattacielo e, non so neanche se sono in una parte della costruzione dell’edificio, molto probabilmente è un altro spazio, forse, che non esiste nei pensieri delle persone generate dal grattacielo, forse sono semplicemente in uno spazio della mia coscienza. Quel vetro inoltre possiede una finestra e una maniglia, cosa che non avevo mai visto e che nessuno degli abitati del grattacielo à mai visto. Semplicemente non era contemplata dal mondo e dai piani che la coscienza generava nelle persone che vi vivevano. Bene prima di essere interrotto come in un sogno non mi resta che aprire la maniglia della finestra, fare entrare aria libera nel grattacielo, uscire per essa e poggiare i piedi in terra con un breve salto e scoprire l’aria, l’acqua, la luce, la natura che rinnova sempre se stessa. Dico voi che avreste fatto, non credo avreste lasciato la finestra chiusa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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