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Un Episodio
Questo racconto è adatto a un pubblico maturo. Ogni riferimento a persone esistenti è puramente casuale.
Che c’è da dire o da narrare, siamo in un’epoca di grande
violenza, anche se spesso, la violenza, sembra essere stabilita a priori.
Voglio dire la conseguenza di un atto in qualsiasi modo questo avvenga, è
giudicato visto e condannato dall’opinione corrente, spesso in modo schematico
e definitivo. I paletti della morale sono fermi e inamovibili ed anche le
conseguenze devono essere, conformi; come tutte le morali, spesso, senza amore.
E spesso sono conformi perché questi atti che sono violenti, fanno sì che si
vengano con essi marchiate anche le vittime, come facente parte di tale essere
del fenomeno. Il significato è così determinato che le conseguenze devono stare
nella condanna e nel giudizio, quasi inamovibile, per giustificare ogni evento
e apparato sociale. So che già dire questo è sconveniente per molti. E allora
sembra facile citare i modi di vivere la sessualità di altre epoche della
storia umana. Voglio dire il rapporto inteso naturale di certi modi di essere.
La mia storia, allora, ve la racconto per sommi capi. La mia scoperta sessuale
è avvenuta a dodici anni, con un uomo adulto e l’atto è stato omosessuale. Io
sono stato preso dalla mia curiosità, un po’ sorpresa forse, e dalle carezze
che volevano essere dolci di quest’uomo. Lui era sposato e aveva dei figli.
Andando avanti negli anni anch’io avrei fatto ciò. Se anche son finito nelle
convenzioni e nel rapporto marito e padre, il mio desiderio verso il sesso
maschile è rimasto parte di me. Il mondo condannò quello che mi accadde, anche
se tutto rimase nascosto e senza seguito legale. Era accaduto qualcosa che per
tutti doveva essere brutto. Forse poteva esserlo stato, ma non proprio così.
Spesso mi sono anche chiesto se quello che era negato non fosse il fatto che
anch’io avessi provato una qualche tenerezza e piacere in quel che quell’uomo
mi chiese e, se questo dovesse essere qualcosa a priori disprezzabile. In
effetti, in seguito ho cercato rapporti sessuali omosessuali, clandestini e
fugaci; quasi che il sentimento fosse da considerarsi un po’ lascivo e
disprezzabile. Quando venivo preso dal desiderio sessuale in questo modo il
desiderio era più forte di me, di amare altri uomini di dare loro gentilezza,
amore e piacere, volendo essere amato e apprezzato per questo; ma non poter
essere totalmente me stesso mi rendeva disponibile nel mio corpo alle persone
spesso false, al giudizio di gente insensibile e a sconosciuti orgiastici.
C’erano in me due cose che, sì, dibattevano, il mio orgoglio e il mio
desiderio, e in mezzo il mio status culturale, chi dei due non accettava
l’omosessualità fino a volerla sublimare nei rapporti occasionali. Forse dire
che in quel che mi è accaduto, nel mio caso poteva esserci amore, e che negare
ciò poteva voler dire non accettare l’amore che così finiva per socializzarsi,
quasi fosse un riparo e per questo un attributo sociale. Dovevo completare il
mio rapporto d’amore con mia moglie, lasciare che il narcisismo non superasse
l’orgoglio e quel che potevo essere. E tutto il resto doveva cadere nel dialogo
come se l’amore fosse un atto naturale e il sentimento che capivo, accettavo e
andavo a vivere. Si approssimava forse un nuovo attributo, si placava che io
avessi conosciuto e saputo, per conoscenza, si placava un evento che la vita mi
aveva mostrato. E che ora la sessualità fosse qualcosa cui io davo un rapporto
d’amore. Le parole con la donna che avevo sposato.
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