Il blogghetto delle pagine dei racconti
Queste pagine sono senza memoria, ma per questo o altro motivo è possibile che per memoria le ritroviate da qualche parte scritte.
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Natasa
Solak dal film la vita è un miracolo
Ricordi di storie d’amore che sembrano vere
Sì potrei parlare proprio di questo, si disse, e incominciò a pensare.
La prima storia di cui voglio parlarvi è quella con la bella Cristin. A memoria ricordo che fosse tedesca, ma potrei giurarci che fosse austriaca. Come conobbi Cristin, non lo ricordo esattamente, quel che mi torna in mente ora è che era con una sua amica sotto l’ombrellone nella spiaggia libera e, credo proprio di essere andato lì direttamente, di essermi presentato e, scherzato sul suo ombrellone e alcune cose che avevano sugli asciugamani o telo da mare. Ovviamente non parlava una parola d’italiano – perché ovviamente? Credo per il perpendicolare accadere che spesso mi succedesse, dico parlava quattro lingue e ovviamente posso dire senza ombra di smentita io ero la causa del perché avrebbe imparato l’italiano, non era la prima donna cui io facessi questo effetto. Del resto mentre l’amica era più resistente e, un po’ ovvia, lei invece sembrava accettare lo scherzo, le mie canzonature e battute che neanche ben capivano, ovviamente all’interno di quel gioco mi proponevo come romantico disilluso che non credeva nelle storie banalmente materiali. Poi a un certo punto avete in mente quei play boy da spiaggia vista l’accoppiata e il mio solitario s’intromise e incominciò a sfoggiare la sua conoscenza del tedesco, Cristin lo usò per tradurre e chiedermi alcune cose. Non ricordo quali, comunque le dissi e le feci capire che ero lì nella spiaggia se lei mi voleva. Poteva cercarmi.
Passarono alcuni giorni e non è che ci abboccammo più, era evidente che aspettasse che fossi io ad andare da lei, ma io come le avevo detto ero lì che prendevo il sole e nuotavo.
Finché una sera, per caso - c’incontrammo. Lei passeggiava fermandosi ogni tanto davanti alle vetrine dei negozi, io passeggiavo per mio conto, entrambi solitari. Bene non è che proprio ci vedemmo, ma quando le ero abbastanza vicino feci un suono schioccando le dita, catturando la sua attenzione. Mi disse che era sola e che la sua amica era con altre persone. Allora l’invitai a proseguire la serata insieme. Ovviamente accettò, ci perdemmo un po’ a parlare e la portai a vedere un po’ di posti caratteristici, poi l’invitai a visitare un cimitero nell’ora notturna e, quanto la baciai nel mezzo del cimitero, non ricordo che ora fosse si sentirono suonare le campane, non so se fosse per questo, ma lei pensava vivamente che fossi unico. Quella sera in cima a una torre medioevale accadde ancora la stessa cosa, la baciai e suonarono le campane. Le chiesi di fare all’amore, ma tra i baci e i corpi dati per eccitamento mi disse di no, mi disse domani. Non so ma stupidamente ero un po’ arrabbiato, comunque le dissi che in spiaggia non sarei andato da lei perché le dissi, io andavo al mare solo per nuotare e prendere il solo e, volevo sentirmi libero. E così per alcuni giorni lei non venne da me ed io non andai da lei. Poi un giorno preso un po’ dal mio decisionismo mi avvicinai a lei e le dissi che era una ragazzina e che non sapeva decidersi e, da come mi diceva, aggiunsi che insieme alla sua amica perdeva tempo sperando di cercare qualcuno che le promettesse qualcosa di più, mentre in realtà appena ottenuto da lei quel che voleva le avrebbe raccontato la verità che non le aveva detto e, chissà se poi era la verità e l’avrebbe salutata e, che aveva paura di vivere realmente. E quasi in atto di cordiale sfida ci demmo appuntamento quella sera. Ora non ricordo quando di quella sera, di quella sera ricordo che facemmo all’amore, le chiesi che preferivo farlo in macchina, sotto la luna e in un posto bellissimo, lei decisamente preferiva il letto, non era molto sportiva. Comunque quella sera si lasciò andare e prendere, si lasciò baciare accarezzare e amare. Finimmo con il parlare e lei incominciò a parlare con il warum, credo per le mie risposte. Devo confessarlo è stata l’unica volta che ò mentito a una donna. Infatti, le dissi che non volevo avere una storia lunga che non potevo impegnarmi, perché avevo avuto un episodio con un’altra appena finito, lei warum e aggiunsi che volevo soltanto vivere quel momento. Non era vero ero libero e solitario, ma era troppo lunga la storia di spiegarle che volevo essere uno scrittore, non avevamo abbastanza vocaboli. La sera dopo cenò insieme con me, non stupitevi con una bella pizza. Poi nel locale dove a quell’ora non c’era molta gente, incominciai a scherzare con il suo bracciale glielo sfilai, lo prendevo e lo posavo a un tavolo più lontano, lei doveva alzarsi e riprenderlo, lo feci un paio di volte non di più, era un bracciale d’oro di un certo valore e lei mi parlo del fatto che la sua famiglia era benestante, non ricordo, ma sicuramente le dissi una battuta sui soldi delle mie. E stemmo per un poco a nominare il suo cognome perché io non riuscivo a pronunciarlo esattamente. Sinceramente ora non ricordo, ma mi è venuta, molti, molti anni dopo la netta sensazione che quel cognome sia stato lo stesso di un’altra donna con cui ò avuto una storia d’amore, ma chissà! Quella volta la portai a fare all’amore vicino a un vigneto e, avete in mente quelle zanzare piccolissime che stanno in quei posti, bene la sua bella tenera pelle che senza l’abbronzatura era bianca fu assalita da tante piccole punture di quelle zanzare, a me neanche una. La sera dopo quando c’incontrammo aveva bisogno di qualcosa per lenire il fastidio, ora di quella sera i miei ricordi sono un po’ disarticolati. La accompagnai alla croce verde, ma non ricordo se prima o dopo che la sua amica tramite il tizio con cui stava che aveva un amico dottore, che voleva fare il furbacchione dico io, che le scrisse un farmaco su un foglio senza neanche carta intestata e, a ecco adesso ricordo andammo alla croce verde per chiedere quale fosse la farmacia di turno e, suonammo nella farmacia ma nessuno aprì. E qui faccio un inciso, la sua amica stava per ricevere il ben servito dal suo ipotetico amico. Insomma finimmo che la dovetti curare con i baci, ma questa volta non potevo esimermi dovemmo andare nel piccolo appartamento, dove lei alloggiava con l’amica, sul letto. La cosa che non potei non notare era che il letto era diviso in due dai tessuti delle lenzuola e coperte, quelle dell’amica erano di semplice cotone, mentre quelle della parte di Cristin erano seta, il letto era matrimoniale ma per l’appunto diviso e, io ovviamente feci l’amore dalla parte delle lenzuola di Cristin.
Qualche anno dopo, lei tornò in quella spiaggia io ero lì che nuotavo e prendevo il sole, erano lei la sua amica, un uomo e un bambino e un cane, non la riconobbi subito e, mi sembrò che lei fosse quella che era con il cane e, comunque io prendevo il sole e nuotavo e lei se m’à riconosciuto à guardato solamente.
Interludio
Lui: perché non ci amiamo e siamo fedeli, ti prometto che tutte le volte, che avrò il desiderio di baciare - sarà di te e solo con te.
Lei: senti va bene sì, però voglio un po’ di cose, mi va di avere delle amiche con cui parlare e, poi voglio le comodità che si confà tutte le comodità e sinceramente anche di più, sarò soddisfatta quando tu sarai insoddisfatto e cercherai di più per me.
Lui: cosa è questa la teoria del somaro e, poi cara ti ricordo che potrei dire io che voglio tutte queste cose cui tu ambisci e, perché non chiederle proprio a te, che sinceramente vivi con un televisore in affitto e non so proprio come faresti e, ma continui a dirmi che non si vive solo di amore eterno.
Lei: del resto anche qualora io potessi per gran modo avere tutto ciò e metterlo nella nostra storia non so bene se tu lo accetteresti, è proprio un altro tipo di vita che vuoi.
In effetti del resto che dobbiamo dire, in queste storie e ricordi una cosa per sostanza era sempre presente, il fare all’amore, parlare molto e soprattutto la contemplazione. In realtà è quest’ultima che rende le altre due, veramente profonde, quella semplice bellezza della contemplazione fatta anche di silenzi pieni e condivisi e che rende speciale ogni istante quasi invisibile per chi non vi è dentro, è, in un certo quel modo un atto di grandezza, bene dopo tanto amore e tante e belle e sincere parole quel che è sempre rimasto inalterato è stata la contemplazione vuol dire che in sostanza è con questo che rimanevo, già, ma quanta energia ò messo per questo in ogni storia d’amore, inimmaginabile e, se poi si è detto qualcosa o fatto qualcosa di meno convincente che posso farci io.
Concetti di moda. Una prima parte di una storia d’amore.
Che dirvi sapete quando vi prende quell’amore che un po’ ti rimbambisce, che ti fa dire ma è meravigliosa, anche se fa cose un po’ ovvie. Io me la sono vista la grande esplosione del mondo delle discoteche quella per intenderci della febbre del sabato sera. Ricordo ancora che quando andammo a vedere il film c’erano tre sceme davanti a noi che cantarono per intero la colonna sonora con il falsetto dei bee gees. Roba da pazzi, che questi passavano intere giornate davanti alla specchio a provare le mosse del ballo e si trasformavano nell’abbigliamento prima di entrare in discoteca. E poi i quattro quarti, l’assurdità di quel ritmo, insomma la gente andava in discoteca come nel film, insomma un po’ di anni dopo di questo, l’estate era così. Ed io prendo una voglia per una che era venuta in vacanza con la cugina sedicenne con l’unico, intendo di divertirsi in discoteca e magari, chissà, rimorchiare. Bene dopo qualche sguardo reciproco d’assestamento le becco in acqua che galleggiavano su un materassino, non ricordo neanche di che parlammo lì per lì, ma non ci fu poi molto altro da aggiungere, perché in sostanza ci piacemmo subito e dalla sera iniziammo a uscire insieme – io e Ariane la cugina si era trovato un amichetto nell’albergo. Ora, non parlo di tutte le cose che sono accadute in questa storia che è durata un’estate e un po’ di autunno, ma delle logiche strategiche di una discotecara diciamo. E allora ben presto incominciò il piccolo problema che la cugina voleva andare in discoteca io proprio neanche a parlarne e, allora bisognava accompagnarcela. Insomma Ariane o stava con me o andava in discoteca, la cugina poteva anche uscire con noi, quando l’amichetto sarebbe ripartito. Una delle cose più incredibili che accaddero fu quando subito dopo che avemmo fatto all’amore, mi disse che il giorno dopo, sarebbe partita, all’improvviso, perché aveva avuto la notizia che era morta sua nonna, benedetta donna, dico io. Capii quasi subito che non era vero era stata sopraffatta dalla cugina santropeana un po’ evanescente a spostarsi in un posto dove lei si poteva divertire di più con più discoteche. La guardai e le dissi che non era vero e subito ammise, e che doveva scegliere se, se ne fosse andata, sarebbe finita, anche se lei diceva che dopo ci saremmo rivisti. E lei presa da raptus da scoperta a rubare la marmellata come una semplice Heidi, mi pare si dica così. Fuggì verso la spiaggia di notte, potremmo dire forse per non tornare più. In effetti, dopo un po’ che l’aspettavo, mi chiesi dove fosse finita e andai a cercarla e la trovai sdraiata per terra sulla spiaggia, l’aiutai a rialzarsi, l’abbraccia e mi fece vedere che nella cadutale si era rotta un unghia del dito, cioè per i profani solo l’allungamento. Quando la riaccompagnai in albergo, le confermai quello che le avevo detto. Ora per chiarire non è che se lei non andava in discoteca non avesse niente da fare, la portavo ogni sera a visitare un posto diverso, parlavamo molto. A proposito anche lei parlava diverse lingue e beveva sempre coca cola e fanta, non beveva neanche l’acqua minerale in bottiglia, tanto aveva appreso al corso per Hostess della swissard che in certi paesi era meglio evitare l’acqua perché non sempre era pura, dico dove vivo io c’è la migliore acqua potabile d’Italia. Come ò detto anche lei, era di quelle che parlavano le lingue. Del resto a memoria tranne una bella milanese che parlava l’italiano, mi son sempre capitate donne linguacciute, diciamo. Anche Valeria de Roma sedicenne che mi dava appuntamento davanti all’ingresso secondario del liceo linguistico, tutto bene, è stata la mia prima grande storia, soltanto c’era il fatto che lei era di Roma e io per trovarmi puntuale all’appuntamento dovevo prima percorre la salaria partendo dall’altra parte della costa dell’Italia. Bene un bel sabato ci diamo appuntamento e passiamo la sera insieme, non ci demmo neanche tempo di dire se avevamo fame, ma andammo nei pressi della Roma antica e stemmo a baciarci per tutto il tempo, che sinceramente si era messa del trucco sulla faccia magari per coprirsi i brufoletti che a forza di baciarla ricordo che me lo mangiai tutto. Ma state a sentire che dopo averla riaccompagnata a casa, io non molto pratico delle strade di Roma, forse ci misi un po’ troppo, comunque dopo dovetti tornare all’albergo, che era ancora da tutt’altra parte tanto avevo usato dei riferimenti per orientarmi. Il liceo era quello linguistico in via cola di Rienzo o Renzo non lo ricordo, insomma andando avanti per quella via c’è piazza del popolo, che l’estate dopo gli cantai le canzoni di Baglioni compresa quella del matrimonio e del piccolo grande amore. Insomma la domenica pomeriggio, pioveva, l’aspetto al solito posto al liceo e lei da buca, a una certa ora le telefono a casa e mi risponde la madre, che forse la sera prima l’aveva vista senza, più il trucco e mi dice che Valeria è uscita con le amiche e che la sera prima aveva fatto tardi. Io le dissi signora tante scuse ma che ci posso fare se sua figlia non vuole che venga lì, comunque le dica che riparto e me la saluti, ci saremmo risentiti per telefono. Non mi piace parlare delle spese telefoniche, ma sinceramente in quel periodo riempii le gettoniere dei telefoni. Per di più quella sera uscendo da Roma sbagliai strada trovandomi in un flusso automobilistico pazzesco per tornare indietro tanto che quando vi riuscii, una Opel sfiorò l’angolo della mia panda che sembra una contraddizione in se, scoprii essere il punto più duro e consistente della panda che sfoderò il fianco della Opel, dove c’erano delle persone che tornavano da un fuori porta e che usavano quell’auto che non era loro ma dell’azienda”. Va bene dopo le rassicurazioni che avrei denunciato il fatto all’assicurazione, ripresi la strada del ritorno, e nel bel mezzo della strada salaria la vecchia salaria non la super strada di adesso incappo in una bufera di neve che faccio appena in tempo a superare che la mattina la salaria era bloccata. Le volte successive che tornai a Roma lo feci insieme con altre persone, amici e amiche, sempre m’incontrai con Valeria e una volta perché avevo portato un mio amico in crisi di pellegrinaggio, con tanto di orazioni prima di dormire o digiuno meditativo, Valeria porto una sua amica, una certa Monica saputella che misi apposto con due battute. Quella sera finii in lacrime tra le braccia di Valeria sotto la sua casa con il mio amico che girava con la macchina intorno all’isolato senza trovare parcheggio finché io mi decidessi di salire in macchina, non so quanti giri fece. Perché è finita questa storia è un’altra storia. Allora tornado alla discoteca e ad Ariane è bene dire che una sera ottenne da me l’assenso di uscire soltanto con la cugina e andare in qualche discoteca. Sapevo che prima sarebbero andate a fare delle spese; io non uscii proprio con quell’intendo, voglio dire di agganciarle facendo finta di niente, ma successe propri così, allora dissi va bene giacché mi trovavo, avrei passato il resto della serata con loro due. E mi portarono dinanzi alla discoteca, dove volevano andare e, pensate un po’ invitate da fantomatici, dico io sciapotti, tanto che l’avrebbero, fatte entrare, e che ne so magari fare ambiente per la discoteca. Insomma non era cosa e dato che non si presentava nessuno, fui costretto io a portarle da un altro posto. In quel periodo dei miei parenti avevano una discoteca, che era tra le più note dell’Italia centrale, perlomeno si sarebbero divertite io, fui esente da spese di sorta, scambiai pure delle battute con dei tipi che provarono a fare rapina e aggancio, senza molta fatica e disturbo e passai una delle mie poche serate in discoteca della mia vita. Questa prima parte di questa storia finisce con il fatto che dovetti prestare dei soldi ad Ariane perché non sapeva se le bastavano per la benzina per il ritorno. Questo è quanto.
Luoghi posti e racconti di storie d’amore.
Bene che devo dirvi pensate ciò che volete, dico chi pensate che io sia, l’autore di questo racconto o il narratore che è dentro il racconto?
E allora ora vi parlo di un paio di luoghi che sono stati parte seconda di alcune mie storie d’amore. Ora non stupitevi se non parlerò proprio della storia d’amore, ma più di come vivevo in questi posti quasi che stessi da solo e non insieme con lei, che devo dirvi anche se non la stessa, appunto per posti e luoghi.
Il primo racconto è ambientato nei pressi della Maremma. In linea con lo stesso parallelo tra il mare adriatico e il tirreno, appunto spostandosi nel mezzo della maremma, attraversati anche i monti Sibillini e, così giunti prima di Siena, senza entrarvi e svoltando verso sinistra, si scende giù per una statale, percorsa per un tratto la quale c’è un cartello o c’era che indica Roccastrada, svoltando a destra per questa località e giuntovi si deve attraversare e andare oltre fino a raggiunge Roccatederigi, in questo già piccolo ma bel paese, c’è una piccola frazione ancor più piccola Meleta, ed ecco che qui c’è una piccola casa nel bosco, o c’era c’è stata o ci sarà, comunque un giorno si potrà dire che io vi ò passato un periodo, pacifista e all’epoca vegetariano e non come Garibaldi. Il viaggio fin lì era stato tranquillo, a quell’epoca c’era il divieto di velocità stabilito per tutti di centodieci chilometro orari, sia per alcuni tipi di super strade che autostrade, gli Italiani pur avendo l’obbligo non portavano se non volevano la cintura di sicurezza e la pubblicità in televisione era una cosa appartata, insomma in quell’anno gli incidenti automobilistici scesero clamorosamente, tanto clamorosamente che qualcuno forse se ne impaurì. E ora mi trovavo lì in questa casetta nel bosco, con lei e per qualche giorno con suo padre. Come ò detto non racconterò i particolari di questa storia, ma il mio stare e visitare, quei posti e ve lì racconterò quasi fossi stato da solo. In quella piccola casa da poco abitata da questi nuovi inquilini, non c’era acqua corrente, o meglio c’era ma si doveva attingere da un pozzo a un centinaio di metri dalla casa, dove un motore di quelli azionato tipo un motoscafo portava l’acqua al serbatoio della casa, in media ciò doveva esser fatto ogni tre quattro giorni e, quando il padre partì e restammo io e lei volli farlo io. In realtà dopo poco che ero lì, notai, che proprio nel giardino di casa vi era un rubinetto dove l’acqua usciva spontaneamente e a pressione, tanto che dissi perché non utilizzare quella. Il padre mi disse che ancora non era stata analizzata e non sapeva se fosse potabile. Ora qui è bene fare una piccola specifica – tanto che gli dissi goliardicamente, adesso la provo e vediamo – bisogna dire che stiamo parlando di svizzeri, dove può accadere che ci sia il panico se non si à l’assicurazione sull’assicurazione che potrebbe non funzionare e per ogni cosa e per ogni dove. Ora voi potreste dire cosa aveva portato a scegliere di vivere in quella casa nel bosco suo padre. Ché lei non pensava proprio di vivere lì in quella tranquillità, bene questa è un’altra storia, ma qui io, sto visitando luoghi. Quando il padre partì, fece rifornimento prendendo la benzina da una tanica che aveva nel bagagliaio, voi penserete che perché in quella casa con il solo telefono e un registratore portatile con radio che aveva regalato alla figlia, non ci fosse neanche un distributore di benzina? Non proprio la Volvo, macchina sicura, che aveva era un’automobile a benzina verde, che in Svizzera era facile trovare, ma che in Italia era disponibile solo sulle autostrade. Bene ora ero in quella casa da solo con lei e, che cosa pensate che adesso io vi racconti i momenti d’amore, no no, qui parliamo di luoghi. Il quel periodo lessi due libri, l’unico della mia vita al mare. Passare le giornate in quella casa nel bosco per me era piacevole, ma spesso ci spostavamo e, diciamo che tutto è a un tot di chilometri, per dire molti pochi, ma! Insomma. In effetti, l’unico suono che ascoltavo in quel posto era quello della natura, ma che dirvi dalla parte dell’adriatico tutto è più vicino a tutto, le montagne alla compagna, questa al mare e c’è più luce, questa è la mia impressione, anche se il carattere della gente tra i due posti è un po’ diverso, in effetti, anche lei aveva questa impressione riguardo la luce. Sarà stato per questo ma si era messa in testa che la luce dell’est di Battisti, fosse in parte la nostra canzone. Giungemmo a questo compromesso altrimenti avrei dovuto ascoltare cose assurde. Comunque seppi che Eros Ramazzotti spopolava tra le donne svizzere che lo immaginavano quasi come ideale di bellezza, almeno quelle della svizzera tedesca. All’epoca, agli inizi della carriera, in Svizzera, questa era quasi una fissazione. Bene dove andavo con lei al mare, più spesso era a Follonica, che quando vidi l’isola che vi si vedeva e lei mi chiese che fosse? Io risposi, ma! Sarà la Sardegna?! In realtà era l’isola D’Elba che si vedeva, scura e napoleonica. E un bel giorno con il mare un po’ agitato, ma senza molta corrente presi a nuotare quasi per raggiungerla, sarà stato il vento sarà stato il gusto che proprio non sentii niente ma quando tornai a riva, mi disse che c’erano state un sacco di persone con i fischietti, dissi come con i fischietti, che mi chiamavano che era stata lei a farli smettere, dicendo, che tanto io lo facevo sempre. Insomma da quelle parti i bagnini usano i fischietti, ora dopo questa dichiarazione credo anche qui da noi, chissà. Comunque è tanto che non frequento le spiagge affollate e non so se già li usano. Un giorno sospetto che lei fosse un vampiro. Stando tutta la giornata lì si pranzava sul posto e un bel giorno mangiai un’insalata mista, fresca e con l’aglio, non ricordo come si chiamasse. Bene quel giorno lei evitò con strani stratagemmi di baciarmi. Tra le giornate al mare ne passammo una o due a Castiglione della Pescaia. Una volta andammo a vedere le barche a Punta Ala e, lì per lì mi venne in mente di diventare uno skipper, tanto che nell’inverno, iniziai la scuola per prendere la patente nautica. Ma poi, ero già santo, un poeta e che dovevo diventare un navigatore con la patente. Forse aveva ragione Roberta un’altra mia storia che mi diceva che io ero troppo, non per lei, ma troppo. Quando restavo a Meleta, andavamo a mangiare a Roccatederighi, nel piccolo ristorante e credo che anche se fossi vegetariano di aver provato alcune buone pietanze del posto e, una sera a una cena medievale i gentili commensali mi approntarono lì per lì alcune cose che potevo magiare anch’io. Una sera si proiettava all’aperto la storia infinità, film che non avevo visto – nel vicino paese di Ribolla, che non so se à a che fare con la ribollita, il libro comunque è un bel libro. Poi una sera capitammo a Grosseto a mangiarci una bella pizza, anche se prima andammo a vedere un film assurdo di guerra, di cui ò obnubilato il perché, ma! E sapete com’è forse, io ancora interrogativo con lo sguardo s’incrocia con una che per certo verso fisicamente assomigliava a lei e che fissò lo sguardo in modo persistente su di me, mentre il suo lui guidava una Porsche. Lei s’ingelosì, ma di cosa era lui che doveva ingelosirsi. Che comunque una di quelle notti particolari dove dalla casa nel bosco si vedeva un cielo di stelle come non l’avevo mai visto, gli dico: io telo regalo. Che quando raccontai questo episodio a una di quei club … e si a me regali le stelle. In effetti, preferiva fare l’optional alle Porsche. La notte quando si andava in macchina si doveva stare attenti perché poteva attraversare la strada qualche cinghiale, all’improvviso. Come mi raccontò uno del paese una volta investito il cinghiale, perché si pensava morto lo caricò in macchina, ma dopo un po’ il cinghiale si svegliò. Qualche volta siamo andati a passare il pomeriggio e la serata a Marina di Massa. Che, io puntualmente, pronunciavo Massa Marittima, un altro posto. Ancora qualcuno aveva in mente il film che ci aveva girato Bellocchio con quella bella attrice francese e, il ballerino greco, sul sabba, non ricordo il titolo. Che poi se non sbaglio Massa Marittima, è quel posto, dove si diceva che ci andavano in vacanza i pizzicagnoli e, tutti a dire che non ci dovevano andare e non ò mai capito perché, ma! Bene dalla piccola casa nel bosco o mentre si mangiava nel piccolo ristorante, si sentivano i tuoni dei primi temporali d’autunno. Ancora qualche giorno e saremmo tornati sulla costa marchigiana.
Una città dove si vola
Quale città vi viene in mente? Non so voi ma io parlo di Milano. E sì questa è la sensazione, sarà che era la città da bere, che per questo forse voleva essere leggera. Io dico che è una città dove si vola, perché io ò il ricordo e percezione di Milano, dove se penso al duomo o ai navigli, alla stazione centrale, al cimitero monumentale, a castello sforzesco, al parco Lambro, o all’idroscalo, a un altro parco che non ricordo che si chiudeva con i cancelli, al quartiere fieristico, alle case dove sono stato, agli alberghi. Ciò che collega queste cose la città con le sue strade, per me non esiste quasi, non le percepisco. Perché e che città è? Che dirvi a Roma, anche se c’è, il Pincio mi successe che mi manco l’orizzonte del mare. A Milano quello che percepii fu la mancanza delle nuvole, dopo un po’ che il cielo è grigio e piatto, mi mancò proprio la forma delle nuvole che come le ò sempre vissute io sono una pittura continua e mutevole nel cielo. Ora se io dovessi dirvi dove si trovano i posti che vi ò menzionato, sì certo direi Milano, ma sinceramente se dovessi dire dove a Milano, potrei dirvi solamente in mezzo alla pianura Padana. Perché credo, di non aver mai osservato una piantina della città di Milano. Perché non so. Giusto c’è anche la scala, sicuramente in mezzo alla pianura Padana. Che dirvi quando andavo in macchina con lei, questa è la via tot, questa si chiama così, qui ci sono i negozi, credo di avere attraversato molte strade di Milano e, spesso ero io a guidare, ma come le dicevo, dimmi dove andare, ma poi una volta fatta la strada, non me la ricordavo. Eppure le strade di Milano sono tutt’altro da quelle che ci sono a Roma, è tutto più lineare, anche quelle che attraversano i palazzi per chilometri. Insomma dove ero collocato io, che mi sembrava quasi di volare su quella città che aveva strade cui non c’era verso di affezionarsi in qualche modo. Quando giungevo alla stazione centrale ed entravo nella galleria con quella voce che annunciava i treni, quella voce sembrava ultra terrena, io ero arrivato. Lei mi veniva a prendere e dovunque andassimo era lei che lo sapeva e le strade lei le conosceva e a me bastava. Del resto quando ripartivo era lo stesso. Mi accompagnava alla stazione e se era tardi tornava a casa e io aspettavo il treno, da solo e qualche volta parlando con qualche povero che magari per un po’ di soldi, per una minestra presa nel retro del ristorante della stazione, restava con me a parlare e mi raccontava tutta la guerra del don per dirmi che l’aveva fatta e non capiva perché ancora non gli arrivasse la pensione, appoggiato ad un paio di stampelle per la sua invalidità di guerra. Forse Milano era una città fatta per il taxi, ma se lo prendevo e poi non trovavo un altro taxi per tornare dove volevo? Era lei a venirmi a prendere e riportarmi lì. Quando ero in albergo, era ancora lei a venirmi a prendere per uscire e riaccompagnarmi per dormire dopo che avevamo passato la serata o la giornata insieme. Qualche volta di giorno andavo a casa sua e anche se mi dicevano che a Milano c’erano musei e cose così, restavo a casa aspettando che tornasse lei. A Milano mi sembrava tutto uguale pressappoco, parte ottocentesca e non, chissà se forse fossi uscito dopo due isolati per la somiglianza mi sarei perso e, ogni condomino era una chiacchiera di quartiere o di ringhiera. Ascoltavo i suoni di questi ambienti, qualche volta restavo a guardare un po’ di televisione, c’era già la stereofonia per alcune private. Una volta ricordo che senza un motivo plausibile cadde fragorosamente a terra un quadro appeso alla parete. In quei posti di Milano che ò menzionato prima ci sono andato con lei e con lei oltre che guardare ci siamo sbaciucchiati e parlato. L’aria di Milano mi chiudeva i pori della pelle del viso, del resto l’aria dove si prendevano i taxi alla stazione centrale per concentrazioni di polveri era considerata la più inquinata d’Italia. Il corso d’acqua del parco Lambro sembrava l’uso della lavatrice per schiuma esposta del Marcovaldo di Calvino, quello interpretato da Nanni Loi. Durante i miei voli, a Milano, da un posto all’altro sono i rumori delle stanze che ricordo, quelli negli alberghi, delle persone che entravano nelle stanze passando nel corridoio o ne uscivano. Una volta in attesa che lei arrivasse restai a guardare fuori dalla finestra nel palazzo di fronte ad un piano più in basso, era il periodo di Natale e stavano tagliando a fette un panettone per mangiarselo. In quel periodo alloggiavo in un’abitazione ancora da abitare, ero solo in quell’ambiente che ancora non era stato completamente arredato. La mattina quando mi svegliavo ascoltavo i rumori del palazzo, l’altra gente che si svegliava, chi prima chi dopo facevano tutti le stesse cose e, anch’io. Raccontai questo a lei quando venne e anche che in una stanza avevo sentito quelli dell’appartamento accanto, molto probabilmente fare all’amore, del resto, la notte, sembrava silenzioso. Anche se ricordo il rumore di un tram, ma non ricordo ora se questo rumore fosse di un'altra città. Un pomeriggio lo passammo a fare all’amore, per tutto il pomeriggio, fino all’ora di cena.
I laghi, il lago Maggiore.
Al lago le cose cambiavano, l’aria era migliore e la pelle mi respirava meglio e quindi ci si baciava meglio. Anche il posto, Baveno – mi ricordo, è giusto? - e la casa che era più in collina o, le isole e il resto, insomma non mi sentivo volare come a Milano, il mio orientamento era più che soddisfacente, anche se non salii sulla testa di San Carlone. I baci e le carezze con lei del resto non erano mai diminuite. I rumori della casa erano cambiati, a parte quelli che con un letto, la notte, io e lei facemmo. C’era un frigorifero che non mi dava fastidio, ma che decisamente quando si accendeva faceva un bel rumore, del resto il più silenzioso dei frigoriferi finisce sempre per sibilare un po’. Quello della casa non sibilava, era un rumore più pieno. Tornado dai laghi ero io a guidare, lei fiduciosa si sdraiava con la testa sulle mie gambe, forse ero diventato un pilota automatico che azzeccava le strade. Poi quando mi riaccompagnava alla stazione, aspettavo il mio treno, ascoltavo la voce che rimbombava nella galleria della stazione: Milano, stazione di Milano. E tornavo.