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 Non si giunge mai prima del fulmine

 

Quel giorno come tutti i giorni si era alzato, e aveva fatto quel che pressappoco faceva tutte le mattine. E ora era seduto guardando fuori la gente che camminava mentre un gran temporale stava precipitando sul quel posto della terra.

Dopo un po’ si trovò a guardare il fulmine e ascoltarne il rimbombare – disse a se stesso quale attualità può essere vissuta prima di un fulmine? Sovente in quel periodo era stato avvicinato da persone che non so per quale stato confusionale del tempo e della sua velocità, immaginavano che tutto quel che loro stavano vivendo, in un modo strano quanto il loro processo interpretativo, fosse migliore di quel che non soltanto stava vivendo lui, ma lo ritenevano quasi incapace di capire e di qualsiasi esperienza esistente. Con quest’atteggiamento ritenevano e comunicavano una certa capacità e autorità su di lui che non era certo idiota. In realtà la visione di costoro consisteva in una percezione del loro io attualizzato, che si riteneva superiore a quello di lui per il solo fatto che lui non era più in grado di contrapporre nessuna forza fisica né verbale in quando la sua condizione fisiologica era debilitata nelle possibilità di movimento e fatica intellettuale. Ciò creava intorno a lui nelle circostanze di questi io attualizzati, un senso di supponenza e di pervicacia psicologica che era pura imbecillità del significato, cui lui non poteva molto liberarsene dato che era molto debilitato nelle energie psicofisiche. Ciò aveva determinato in questi io attualizzati la protervia di un ragionamento privo di qualità rispetto quelli che lui ancora sapeva e poteva in qualche modo riuscendovi a vivere e determinare. La questione era appunto che non poteva opporsi, ma fortunatamente non poteva neanche esserne intaccato nelle possibilità di vita. Era questione di avere pazienza e capacità, annullare la percezione dell’idiozia e della cattiveria, detta così può apparire quasi una tortura – non è da escludere che molti potessero praticare, molestie e disturbi a tale fine – bisogna perdonare gli stolti e superare in capacità gli idioti. Il talento à il principale motivo di essere per superare con le proprie forze ciò che appare insuperabile con le forze degli altri, non per apparire o per far vedere agli altri quello che non amano per contrasto. E allora se l’aiuto poteva venire fuori da ogni logica e per esperienziale – il disturbo, dalle persone del contrasto o dell’atteggiamento precostituito, o da chi nella debolezza vedeva qualcosa con cui poter superarlo. Bisogna saper perdere non sempre si può vincere e soprattutto quando non si vuole gareggiare e ti si provoca per questo. E non c’è niente da fare se gli idioti immaginano di sapere quel che neanche capiscono e t’incominciano a giudicare, lasciali fare vivono in un mondo sociale prigioniero che celebra se stesso nel vuoto del talento, che non sapranno dimostrare neanche a se stessi quando sarà, ànno vissuto per immaginarlo visto e perpetrato dagli altri è, un modo e mondo senza vera grandezza né conoscenza. Ecco mentre guardava quei fulmini e ascoltava i tuoni, aveva pensato a quest’attualità che cerca di distruggerti a questi io che cercano di dire e parlare come sapessero mentre non conoscono e non immaginano neanche la più piccola parte delle tue esperienze – vivono per lo più di un’immagine sociale, con cui cercano di prevaricare il talento, anche approfittando di una fatica fisica. Ecco guardava fuori il temporale e tutto quel che sanno quelli dell’attualità dell’Io - è a non avere mai tempo, à giudicare la vita non dal tempo che le si dà in quanto anima e disponibilità alla libertà del pensiero, ma al tempo che ad essa riescono a rubare, a tutta l’attualità con cui cercano di dominare – non ànno tempo per nulla, ne ànno il diritto, ma appunto non sanno costruirvi neanche la possibilità di riconoscere, rispettare e capire.

Il perdono ci sana e ci libera dalla stoltezza.

 

Per sfatare il racconto - il protagonista finito, il temporale, uscì da casa e ripensò alle possibilità che gli erano venute, da chi in qualche modo era riuscito ad aiutarlo, andò oltre quel giorno poi uscì da casa.

 

 

 

 

 

 

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