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La cura del successo
Il teatro in cui si svolge il fatto è quello, di una persona seduta di fronte a un’altra.
Uno dei due dice all’altro: Mio caro esimio consigliere, io, dunque ò seguito il suo consiglio, ò guardato, ascoltato, letto soltanto, ciò che è connotato dal successo. E per un po’ posso dire di avere avuto la felice sensazione che tutto quello che vivevo, facesse quella che posso dire la perfetta soddisfazione – quella di essere parte di un mondo dove tutto accadeva da un’altra parte, di cui io percepivo quello che il mondo o la mia parte di esso dava come dimostrazione di quel che io vivevo. Per questo stato, ormai ero dentro un ripetersi del motivo collettivo cui davo le mie emozioni, pensiero e consenziente partecipazione. Questo esser parte, appartenere alle cose, persone per la loro popolarità e ricchezza economica, faceva sì, che questa verità cui io partecipavo, fosse in definitiva la cosa, più ovvia, e, vera. La manifestazione del mondo che desideravo era quella, io aderivo per la verità stessa delle mie emozioni – e – ò continuato la cura come à detto, soltanto cose e immagini personali di successo e la verità che questo rappresentasse. Era come appartenere a un mondo virtuale che prendeva sostanza in rapporto alla partecipazione collettiva dell’evento e dell’identificazione che queste immagini avevano in me. La mia vita doveva perseguire questi fini, questo essere conosciuto per desiderio di soldi e popolarità, a ogni costo rimanere a guardare e osservare per essere parte di questi fenomeni. Non so dire se la quantità di questo che aumentava in me, potesse essere il risultato di un sistema così orchestrato che rappresentasse il plagio stesso della mia coscienza, che serviva per questo, per persuadere se stessa attraverso gli altri e per gli altri, sconosciuti o immaginati o virtuali che fossero dentro di me che li guardavo. Vede consigliere la cura sortiva i suoi effetti e sinceramente ciò mi faceva pensare di essere così forte e persuasivo nell’affermare la mia superiorità su ogni altra dimensione che si diversificava, o persona che non aderisse a ciò. Anzi il mio denigrare ciò che non vi apparteneva, mi dava piacere. Ora consigliere questo forse è il potere che modifica se stesso, fino a essere oggettivo e vivere per suo conto e, dove appunto per questo era meglio per me aderirvi. E ora, consigliere, quando penso a ciò, al mio ruolo, al suo consigliare, la struttura del potere mi appare, per così dire, svolgente una relazione e vivificante. Cos’è che è subentrato a distruggere questa cura, in me, poiché tutte le logiche erano così ben fatte e il controllo organizzato dei contenuti della persuasione? Cos’è consigliere che non à più funzionato, in questa cura, che ancora, come lei sa, è ancora presente in molti? Bene un bel giorno le cose che osservavo, che frequentavo per questo successo ànno iniziato ad apparirmi diverse. All’inizio à incominciato a girarmi un po’ la testa, poi un leggere senso di nausea, e, poi una tranquillità un po’ triste, ma che mi mostrava quelle cose com’erano: un rigonfiamento, una prosopopea che ripeteva continuamente, soldi, popolarità, ammirazioni, verità collettiva delle emozioni – e continuamente i cosiddetti media ripetevano soltanto e sempre ciò, mostrarsi e apparire. Non capivo, più, se ciò fosse vita o finzione della rappresentazione, falsità o morte virtuale, che si travestiva di popolare effetto. E allora consigliere, mi son chiesto, se esistesse la verità e se ciò fosse possibile vivere personalmente, se tutte le immagini controllate collettivamente, fossero altro dall’esperienza, la verità come realtà e, se l’incontro potesse essere fuori dal clamore, della baldoria dell’esaltazione. Nella normalità, semplice della qualità. E così con questa strana nausea per questi riti ò cominciato a cercare la vita e la libertà, di là delle classifiche delle opinione, nella persona e nelle cose vere che fa, cercando di essere con me stesso per parlarvi.
Consigliere, ora le dico, che questa cura a me non serva più, con i migliori auguri di un ritrovato essere umano.
Se ogni persona potesse sostenere la verità, consigliere, non ci sarebbe bisogno né del successo, né della fama per questo, cesserebbe la schiavitù e il potere sarebbe sostituito dalla sincerità.