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La nostalgia

Sto per sistemare le valigie, dopo di tanto peregrinare per il mondo, finalmente torno a casa. Questo cambiamento produrrà trasformazioni che non tutti, anzi che tutti forse non possono immaginare. Penso semplicemente a tutte le persone che di ciò ànno fatto motivo di vita, di gestione stessa della loro quotidianità, cosa resterà da fare ora a tutti questi uomini e donne, non avranno più neanche un argomento per cui impegnarsi e organizzarsi, come impiegheranno il loro tempo? Già ed io, anch’io sto tornando a casa per questo motivo e, da domani anche per me la vita cambierà. Che farò, sincerante adesso, non lo so, non ci ò ancora pensato. Di cosa si parlerà d’ora in avanti, dico ora stanno tutti, bene a, chi si potrà donare quel qualcosa che sembrava indispensabile, utile, spesso vitale? Non siamo più necessari, forse questo, dovrò pensare di me e di quelli nella mia stessa situazione. Del resto non avevano pensato, credo che nessuno avesse mai ipotizzato tale questione nei termini in cui essa si è verificata. Eppure ciò è accaduto, è cambiato tutto a tal punto che la cosa che può essere più controversa è lo smarrimento di argomentazione che tale accadere à realizzato, quasi ci avesse tolto le parole e il loro significato e, come se anche quel senso ipotetico di preoccupazione che alcune volte, nelle incerte situazioni si verificava nell’affrontare quei casi che sembravano particolari fosse rimasto appeso, senza ancora aver capito a cosa possa servire e, se in fondo ancora esiste. C’è ma è come se non ci fosse. Sono finiti, non ci sono più e mai più torneranno, che cosa accadrà adesso, saremo ancora capaci di accoglierli ora che non ànno più bisogno di noi, in fondo ora che sono come sono sempre stati uguali? Non so forse un giorno saprò rispondere a questo domanda. Sono finiti i poveri, i poveri non ci sono più, ed ora credo che non resti altro che aspettare che finiscano anche i ricchi.